ATTENZIONE: questa non è una versione ufficiale.
Tieni presente che ci potrebbero essere errori dovuti soprattutto
alla trascrizione
Maggio 1999
Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e
mi manifesterò a lui (Gv 14,21).
Nell'ultimo discorso di Gesù, l'amore è al centro: l'amore
del Padre per il Figlio, l'amore per Gesù che è osservanza
dei suoi comandamenti.
Coloro che ascoltavano Gesù non facevano fatica a riconoscere nelle
sue parole un'eco dei Libri sapienziali: "l'amore è osservanza
delle sue leggi" e "facilmente è contemplata - la Sapienza -
da chi l'ama".
E soprattutto quel manifestarsi a chi lo ama trova il suo parallelo
veterotestamentario in Sap 1,2, dove si dice che il Signore si
manifesterà a coloro che credono in lui.
Ora il senso di questa Parola, che proponiamo, è: chi ama il
Figlio è amato dal Padre, ed è riamato dal Figlio che
si manifesta a lui.
Chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e
mi manifesterò a lui.
Tale manifestazione di Gesù chiede però di amare.
Non si concepisce un cristiano che non abbia questo dinamismo, questa
carica d'amore nel cuore. Un orologio non funziona, non dà
l'ora - e si può dire che non è neppure un orologio
- se non è carico. Così un cristiano, che non è
sempre nella tensione di amare, non merita il nome di cristiano.
E questo perché tutti i comandamenti di Gesù
si riassumono in uno solo: in quello dell'amore per Dio e il prossimo,
nel quale vedere e amare Gesù.
L'amore non è mero sentimentalismo ma si traduce in vita concreta,
nel servizio ai fratelli, specie quelli che ci stanno accanto, cominciando
dalle piccole cose, dai servizi più umili.
Dice Charles de Foucauld: "Quando si ama qualcuno, si è molto
realmente in lui, si è in lui con l'amore, si vive in lui con
l'amore, non si vive più in sé, si è
'distaccati' da sé, 'fuori' di sé".
Ed è per questo amore che si fa strada in noi la sua luce, la luce
di Gesù, secondo la sua promessa: "A chi mi ama ... mi
manifesterò a lui". L'amore è fonte di luce: amando
si comprende di più Dio che è amore.
E questo fa sì che si ami ancora di più e si
approfondisca il rapporto con i prossimi.
Questa luce, questa conoscenza amorosa di Dio è dunque il suggello,
la riprova del vero amore. E la si può sperimentare in vari modi,
perché in ciascuno di noi la luce assume un colore, una sua
tonalità. Ma ha delle caratteristiche comuni: ci illumina sulla
volontà di Dio, ci dà pace, serenità, e una
comprensione sempre nuova della Parola di Dio.
È una luce calda che ci stimola a camminare nella via della vita
in modo sempre più sicuro e spedito.
Quando le ombre dell'esistenza ci rendono incerto il cammino, quando
addirittura fossimo bloccati dall'oscurità, questa Parola del
Vangelo ci ricorderà che la luce s'accende con l'amore e che
basterà un gesto concreto d'amore anche piccolo (una preghiera,
un sorriso, una parola), a darci quel barlume che ci permette di
andare avanti.
Quando si va in bicicletta di notte, se ci si ferma si piomba nel buio,
ma se ci si rimette a pedalare la dinamo darà la corrente
necessaria per vedere la strada.
Così è nella vita: basta rimettere in moto l'amore,
quello vero, quello che dà senza aspettarsi nulla, per
riaccendere in noi la fede e la speranza.
Chiara Lubich
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