ATTENZIONE: questa non è una versione ufficiale.
 Tieni presente che ci potrebbero essere errori dovuti soprattutto
 alla trascrizione

Maggio 1998


Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono (Gv 10,27).

Queste parole fanno parte di un importante dibattito tra Gesù ed i suoi avversari, svoltosi a Gerusalemme nel porticato dei Tempio. Gesù aveva detto loro che, per aderire a lui, alla sua Parola, occorre essere chiamati dal Padre, essere attirati da lui mediante il dono della sua grazia (Gv 6,44; 65). Questo dono, naturalmente, egli vorrebbe farlo a tutti. Ma occorre una condizione: essere aperti, cioè disposti ad accogliere la Verità ascoltando la sua voce, come dice nella parabola del Buon Pastore (Gv 10,1-16), alla quale fa riferimento la nostra Parola di Vita.
Le pecore, infatti, di cui qui si parla, non stanno ad indicare soltanto coloro che credono in Gesù, bensì coloro nei quali la fede e l'apertura a Gesù è arrivata al suo pieno sviluppo: sono coloro che Gesù ha attirato in una comunione, in una familiarità profonda con lui, fatta di conoscenza e di donazione reciproca.
Queste persone "ascoltano la voce di Gesù" hanno, cioè, acquistato il gusto di lui. Sono sempre più síntonizzate con i suoi pensieri, con i suoi sentimenti, con il suo insegnamento. Posseggono un discernimento soprannaturale, per cui riescono a distinguere da lontano se un modo di pensare e di vivere va d'accordo con l'insegnamento di Gesù (e allora lo accolgono), oppure se vi si oppone (ed allora lo respingono).
Gesù "conosce queste persone", come conosce tutte le sue pecorelle; cioè sa che gli appartengono e, perciò, le ama di un amore tutto particolare e comunica loro quella pace e quella gioia che egli solo può dare e che nessuno potrà strappare dal loro cuore.
Di conseguenza, queste persone "seguono Gesù", come le pecore "seguono il loro pastore". È come dire che mettono in pratica i suoi insegnamenti come la cosa più normale, orinai connaturate in loro. E per loro anche i compiti difficili diventano facili.

Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono"

Queste parole - come s'è detto - sono state dette da Gesù non già per una cerchia ristretta e privilegiata di persone, ma per tutti coloro che vogliono essere suoi discepoli.
Per esser tali però noi non dobbiamo accontentarci di rimanere ad uno stadio qualsiasi della vita cristiana, ma siamo chiamati ad una vera amicizia ed una intimità personale con Gesù, frutto del lavoro della sua grazia. Gesù vorrebbe che il nostro rapporto con lui crescesse a tal punto da non separarcene mai più, qualunque cosa accada. Vorrebbe che non fossimo più persone incerte e fluttuanti di fronte alle suggestioni, al vento di nuove dottrine ed agli assalti delle tentazioni, ma ferme ed incrollabili, perché hanno gustato e sperimentato che Gesù è la Verità, la gioia, la Vita. Allora ci sentiremo veramente cristiani, capaci di testimoniarlo davanti al mondo. E Gesù potrebbe fidarsi un po' di più di noi.
Ma come arrivarci?
Sviluppando in noi l'apertura a Gesù dì cui si parlava poc'anzi, soprattutto mediante l'impegno a vivere la sua Parola, senza dimenticare la preghiera e lo studio su di essa. E poi sintonizzandoci ogni giorno, ogni momento, con quella sua voce che non cessa di parlare in fondo ai nostri cuori.
Senz'altro la voce di Gesù ci dice sempre dì fronte ad ogni prossimo: "Ama". E' quello che cercheremo d'attuare nei prossimi giorni.

Chiara Lubich