ATTENZIONE: questa non è una versione ufficiale.
Tieni presente che ci potrebbero essere errori dovuti soprattutto
alla trascrizione
maggio 1997
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri,
come io vi ho amati(Gv 15, 12).
Vorrai sapere quando Gesù ha detto queste parole. Ecco, egli parla
così prima che inizi la sua passione.
Pronuncia infatti allora un discorso d'addio che costituisce il suo testamento,
di cui queste parole fanno parte.
Pensa quindi quanto sono importanti!
Se quello che dice un padre prima di morire, non si dimentica più,
che sarà delle parole d'un Dio?
Prendile allora molto sul serio e cerchiamo insieme di capirle profondamente.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri,
come io vi ho amati
Gesù sta per morire e quanto dice risente di questo prossimo evento.
La sua imminente partenza infatti richiede soprattutto la soluzione
d'un problema. Come può fare egli a rimanere fra i suoi per portare
avanti la Chiesa?
Tu sai che Gesù è presente, ad esempio, nelle azioni
sacramentali: nella Eucaristia della Messa egli si fa presente.
Ebbene, anche dove si vive l'amore vicendevole Gesù è presente.
Egli ha detto infatti:
«Dove sono due o tre riuniti nel mio nome
(e ciò è possibile mediante il reciproco amore),
io sono in mezzo a loro» (Mt 18, 20).
Nella comunità dunque la cui profonda vita è l'amore reciproco,
egli può rimanere efficacemente presente.
E attraverso la comunità può continuare a rivelarsi al mondo,
può continuare ad influire sul mondo.
Non ti pare splendido? Non ti vien voglia di vivere subito quest'amore
assieme ai cristiani tuoi prossimi?
Giovanni, che riporta le parole che stiamo approfondendo, vede nell'amore
reciproco il comandamento per eccellenza della Chiesa la cui vocazione
è appunto esser comunione, esser unità.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri,
come io vi ho amati
Gesù dice infatti:
«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore
gli uni per gli altri» (Gv 13, 35).
Se vuoi dunque cercare il vero segno di autenticità dei discepoli
di Cristo, se vuoi conoscere il loro distintivo, devi individuarlo nell'amore
reciproco vissuto.
I cristiani si riconoscono a questo segno. E, se questo manca, il mondo
non riconoscerà più nei cristiani i discepoli di Gesù.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri,
come io vi ho amati
L'amore reciproco crea l'unità. Ma che cosa fa l'unità?
«...Siano uno - dice ancora Gesù - affinché
il mondo creda...» (Gv 17, 21).
L'unità, rivelando la presenza di Cristo, trascina il mondo al suo
seguito. Il mondo di fronte all'unità, al reciproco amore, crede in Lui.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri,
come io vi ho amati
Nello stesso discorso d'addio Gesù dice
«suo» questo comandamento.
È suo e quindi gli è particolarmente caro.
Non devi intenderlo semplicemente come una norma, una regola o un comandamento
accanto agli altri.
Qui Gesù vuol rivelarti un modo di vivere, vuol dirti come impostare
la tua esistenza.
Infatti i primi cristiani mettevano questo comandamento alla base della loro
vita. Diceva Pietro:
«Soprattutto conservate fra voi una grande carità»
(1 Pt 4, 8).
Prima di lavorare, prima di studiare, prima di andare a Messa, prima di ogni
attività, verifica se regna fra te e chi vive con te il mutuo amore.
Se è così, su questa base, tutto ha valore.
Senza questo fondamento nulla è gradito a Dio.
Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri,
come io vi ho amati
Gesù ti dice che questo comandamento è
«nuovo». «Vi do un comandamento nuovo».
Che vuol dire? Forse che questo comandamento non era conosciuto?
No. «Nuovo» significa fatto per i «tempi nuovi».
Di che, dunque, si tratta?
Vedi: Gesù è morto per noi.
Dunque ci ha amato fino all'estrema misura.
Ma che amore era il suo? Non certo come il nostro.
Il suo era ed è un amore «divino».
Egli dice:
«Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi»
(Gv 15, 9).
Ci ha amato, dunque, con quello stesso amore col quale Lui e il Padre si
amano.
E con quello stesso amore noi dobbiamo amarci a vicenda per attuare
il comandamento
«nuovo».
Un amore simile però tu, come uomo o donna, non l'hai. Ma sta'
felice perché come cristiano lo ricevi. E chi te lo dà?
Lo Spirito Santo lo infonde nel tuo cuore, nei cuori di tutti i credenti.
C'è allora un'affinità tra il Padre, il Figlio e noi cristiani
per l'unico amore divino che possediamo.
È questo amore che ci inserisce nella Trinità. È
questo amore di Dio che ci fa figli suoi.
È per questo amore che cielo e terra sono collegati come da una
grande corrente. Per questo amore la comunità cristiana è
portata nella sfera di Dio e la realtà divina vive in terra dove
i credenti si amano.
Non ti sembra divinamente bello tutto questo e straordinariamente
affascinante la vita cristiana?
Chiara Lubich
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