ATTENZIONE: sebbene il "look" sia simile, questa non è 
 una versione ufficiale.
 Tieni presente che ci potrebbero essere errori dovuti soprattutto
 alla trascrizione
marzo 1997


Se uno mi vuol servire mi segua e dove sono io, là sarà anche il mio servo (Gv 12,26).

Gesù nello stesso capitolo - ricordi? - parla della sua morte facendo un paragone noto: come il chicco di grano porta molto frutto solo se muore, cosi sarebbe stato di lui. Anzi, aveva aggiunto che chi ama la propria vita la perde, e chi la perde la conserverà per la vita eterna. È a questo punto che aggiunge: "Se uno mi vuol servire mi segua e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà".

Con queste parole egli invita chi lo vuol servire a seguirlo per la stessa sua strada.

"Se uno...", dice Gesù.

A chi dunque si rivolge? È evidente: non ad una categoria di persone, ma a chiunque, a tutti. Le sue parole sono dirette ad ogni credente, quindi anche a me e a te. Il suo destino, che è quello della glorificazione attraverso la morte, è il destino dei suoi discepoli, il mio, il tuo. La via di Gesù è la strada sulla quale incamminarsi per arrivare alla piena realizzazione, al compimento della nostra vocazione.

"Se uno mi vuol servire mi segua e dove sono io. Là sarà anche il mio servo".

"... il mio servo". Questo termine "servo", che Gesù usa, significa la realtà di ogni cristiano, che è di essere l'inviato di Cristo nei mondo, il suo collaboratore, il suo ministro.

E per essere vero "servo" di Cristo, il cristiano deve porsi su una via, quel la stessa di Gesù. È la via dell'amore. Essa potrà richiedergli un giorno anche la vita per amore dei fratelli, come è stato per lui. Certamente, ogni giorno gli chiederà di morire a se stesso. Non si può infatti amare veramente gli altri senza rinnegare e mortificare se stessi.

Questo era l'amore praticato dai primi credenti, il loro modo di morire e risorgere, e da questo amore erano riconosciuti, quali servi di Gesù, i suoi discepoli. Certamente, ti sono note le sue parole: "Da questo

tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (Gv 1 3,35)

Se uno mi vuol servire mi segua e dove sono io, là sarà anche il mio servo.

Se seguiamo Gesù, lo sbocco della nostra strada sarà il suo stesso: il Paradiso e l'onore del Padre, che consisterà per noi nel condividere la gloria che egli riceve da lui. È una promessa simile a quella che Gesù fa nei discorsi d'addio agli apostoli, quando dice che se ne va a preparare loro un posto e che poi tornerà a prenderli perché siano con lui.

Se uno mi vuol servire mi segua e dove sono io, là sarà anche il mio servo.

Come vivremo, allora, questa Parola?

Le promesse di Gesù sono così grandi, il futuro così luminoso e immenso che non è il caso di dubitare un attimo per incamminarci sulla via da lui indicata.

Mettiamoci di fronte ad ogni fratello o sorella, che incontriamo durante la giornata, nella disposizione di esser pronti a morire per essi. Ogni sacrificio allora sarà più facile e la morte a noi stessi e al nostro egoismo verrà da sé.

Saremo così servi e discepoli suoi, con la previsione del Cielo che ci attende e di un destino in comunione con lui.

Non solo: se più d'uno di noi si comporterà così, l'amore sarà vicendevole e produrrà un effetto straordinario: Cristo non attenderà l'altra vita per donarci la sua compagnia. Egli sarà, sin d'ora, in mezzo a noi, perché ha detto: "Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,20).

E la gioia sarà piena fin da questa terra.

La posta in gioco è troppo alta perché ce la lasciamo sfuggire. Dunque: abbiamo coraggio!

Chiara Lubich



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