ATTENZIONE: questa non è una versione ufficiale.
Tieni presente che ci potrebbero essere errori dovuti soprattutto
alla trascrizione
dicembre 1998
A quanti l'hanno accolto, ha dato potere di diventare
figli di Dio (Gv 1,12).
Ecco la grande novità annunciata e donata da Gesù
all'umanità: la figliolanza di Dio, diventare figli di Dio
per grazia.
Ma come e a chi viene donata questa grazia? "A quanti lo
accolsero" e a quanti lo accoglieranno nel corso dei
secoli. Occorre accoglierlo nella fede e nell'amore,
credendo in Gesù come nostro Salvatore.
Ma cerchiamo di capire più in profondità cosa significhi
essere figli di Dio.
Basta guardare a Gesù, il Figlio di Dio, e al suo rapporto
con il Padre: Gesù pregava il Padre suo come nel "Padre
nostro". Per lui il Padre era "Abbà", cioè il babbo, il
papà, cui egli si rivolgeva con accenti di infinita
confidenza e di sterminato amore.
Ma, giacché era venuto in terra per noi, non gli è bastato
essere lui in questa condizione privilegiata. Morendo per
noi, redimendoci, ci ha fatti figli di Dio, sorelle e
fratelli suoi, e ha dato anche a noi, tramite lo Spirito
Santo, la possibilità di essere introdotti nel seno della
Trinità. Cosicché anche a noi è stata resa possibile
quella sua divina invocazione: "Abbà, Padre!" (Mc 14,36 -
Rm 8,15): "papà, babbo mio", nostro, con tutto ciò che
essa comporta: certezza della sua protezione, sicurezza,
abbandono al suo amore, consolazioni divine, forza,
ardore; ardore che nasce in cuore a chi è certo di essere
amato.
A quanti l'hanno accolto, ha dato potere di diventare
figli di Dio
Ciò che ci fa uno con Cristo e con lui figli nel Figlio è
il battesimo e la vita di grazia che ci viene da esso.
In questo passo del Vangelo c'è, inoltre, una parola che
svela pure il dinamismo profondo di questa "figliolanza"
da realizzare giorno dopo giorno. Occorre, infatti,
"diventare figli di Dio".
Si diventa, si cresce come figli di Dio, con la nostra
corrispondenza al suo dono, vivendo la sua volontà che è
tutta concentrata nel comandamento dell'amore: amore verso
Dio e amore verso i prossimi.
Accogliere Gesù significa, infatti, riconoscerlo in tutti
i nostri prossimi. E anch'essi potranno avere la
possibilità di riconoscere Gesù e credere in lui se nel
nostro amore per loro scorgeranno un tratto, una scintilla
dell'amore sconfinato del Padre.
A quanti l'hanno accolto, ha dato potere di diventare
figli di Dio
In questo mese, in cui ricordiamo specialmente la nascita
di Gesù su questa terra, cerchiamo di accoglierci
reciprocamente, vedendo e servendo Cristo stesso gli uni
negli altri.
E allora una reciprocità di amore, di conoscenza di vita
come quella che lega il Figlio al Padre nello Spirito, si
instaurerà anche fra noi e il Padre, e sentiremo affiorare
sempre di nuovo sulle nostre labbra l'invocazione di Gesù:
Abbà, Padre.
Chiara Lubich
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