ATTENZIONE: questa non è una versione ufficiale.
Tieni presente che ci potrebbero essere errori dovuti soprattutto
alla trascrizione
Ottobre 1999
Amerai il prossimo tuo come te stesso (Mt 22,39).
Questa Parola la si trova già nell'Antico Testamento.
Per rispondere ad una domanda insidiosa, Gesù si inserisce
nella grande tradizione profetica e rabbinica che era alla ricerca
del principio unificatore della Torah, e cioè dell'insegnamento di
Dio contenuto nella Bibbia. Rabbi Hillel, un suo contemporaneo, aveva
detto: Non fare al prossimo tuo ciò che è odioso a te,
questa è tutta la legge. Il resto è solo spiegazione.
Per i maestri dell'ebraismo l'amore del prossimo deriva dall'amore
a Dio che ha creato l'uomo a sua immagine e somiglianza, per cui non
si può amare Dio senza amare la sua creatura: questo è il vero motivo
dell'amore del prossimo, ed è un grande e generale principio
nella legge.
Gesù ribadisce questo principio e aggiunge che il comando di
amare il prossimo è simile al primo e più grande comandamento,
quello cioè di amare Dio con tutto il cuore, la mente e l'anima.
Affermando una relazione di somiglianza fra i due comandamenti Gesù li
salda definitivamente e così farà tutta la tradizione cristiana;
come dirà lapidariamente l'apostolo Giovanni: "Chi infatti
non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede".
Amerai il prossimo tuo come te stesso.
Prossimo, lo dice chiaramente tutto il Vangelo, è ogni essere umano,
uomo o donna, amico o nemico, al quale si deve rispetto, considerazione,
stima.
L'amore del prossimo è universale e personale al tempo stesso.
Abbraccia tutta l'umanità e si concreta in colui-che-ti-sta-vicino.
Ma chi può darci un cuore così grande, chi può suscitare in
noi una tale benevolenza da farci sentire vicini "prossimi"
anche coloro che sono più estranei a noi, da farci superare l'amore
di sé, per vedere questo sé negli altri?
È un dono di Dio, anzi è lo stesso amore di Dio che "è stato
riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato
dato".
Non è quindi un amore comune, non una semplice amicizia, non
la sola filantropia, ma quell'amore che è versato sin dal battesimo
nei nostri cuori: quell'amore che è la vita di Dio stesso,
della Trinità beata, al quale noi possiamo partecipare.
Dunque l'amore è tutto, ma per poterlo vivere bene occorre
conoscere le sue qualità che emergono dal Vangelo e dalla
Scrittura in genere e che ci sembra poter riassumere in
alcuni aspetti fondamentali.
Per prima cosa Gesù, che è morto per tutti, amando tutti, ci
insegna che il vero amore va indirizzato a tutti.
Non come l'amore che viviamo noi tante volte, semplicemente umano,
che ha un raggio ristretto: la famiglia, gli amici, i vicini.
L'amore vero che Gesù vuole non ammette discriminazioni: non distingue
tanto la persona simpatica dall'antipatica, non c'è per esso il bello,
il brutto, il grande o il piccolo; per questo amore non c'è quello
della mia patria o lo straniero, quello della mia Chiesa o di
un'altra, della mia religione o di un'altra.
Tutti ama quest'amore. E così dobbiamo fare noi: amare tutti.
L'amore vero, ancora, ama per primo, non aspetta di essere
amato, come in genere è dell'amore umano: si ama chi ci ama.
No, l'amore vero prende l'iniziativa, come ha fatto
il Padre quando, essendo noi ancora peccatori, quindi non amanti,
ha mandato il Figlio per salvarci.
Quindi: amare tutti e amare per primi.
E ancora: l'amore vero vede Gesù in ogni prossimo: "L'hai
fatto a me" ci dirà Gesù al giudizio finale.
E ciò vale per il bene che facciamo e anche per il male
purtroppo.
L'amore vero ama l'amico e anche il nemico: gli fa del bene,
prega per lui.
Gesù vuole anche che l'amore, che egli ha portato sulla terra,
diventi reciproco: che l'uno ami l'altro e viceversa, sì da
arrivare all'unità.
Tutte queste qualità dell'amore ci fanno capire e vivere meglio
la parola di vita di questo mese.
Amerai il prossimo tuo come te stesso.
Sì, l'amore vero ama l'altro come se stesso. E ciò va preso alla
lettera: occorre proprio vedere nell'altro un altro sé e fare all'altro
quello che si farebbe a sé stessi.
L'amore vero è quello che sa soffrire con chi soffre, godere
con chi gode, portare i pesi altrui, che sa, come dice Paolo,
farsi uno con la persona amata.
È un amore, quindi, non solo di sentimento, o di belle parole,
ma di fatti concreti.
Chi ha un altro credo religioso cerca pure di fare così per
la cosiddetta "regola d'oro" che ritroviamo in tutte
le religioni. Essa vuole che si faccia agli altri ciò
che vorremmo fosse fatto a noi.
Gandhi la spiega in modo molto semplice ed efficace:
"Non posso farti del male senza ferirmi io stesso".
Questo mese, dunque, deve essere un'occasione per rimettere
a fuoco l'amore del prossimo, che ha così tanti volti: dal
vicino di casa, alla compagna di scuola, dall'amico alla
parente più stretta. Ma ha anche i volti di quell'umanità
angosciata che la TV porta nelle nostre case dai luoghi di
guerra e di catastrofi naturali.
Una volta erano sconosciuti e lontani mille miglia.
Ora sono divenuti anch'essi nostri prossimi.
L'amore ci suggerirà volta per volta cosa fare, e dilaterà
a poco a poco il nostro cuore sulla misura di quello di Gesù.
Chiara Lubich
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