ATTENZIONE: questa non è una versione ufficiale.
Tieni presente che ci potrebbero essere errori dovuti soprattutto
alla trascrizione
ottobre 1998
Se aveste fede quanto un granellino di senapa,
potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato
nel mare, ed esso vi ascolterebbe (Lc 17,6).
Quante volte nella vita senti il bisogno che qualcuno ti
dia una mano e nello stesso tempo avverti che nessuno può
risolvere la tua situazione! E' allora che ti rivolgi
inavvertitamente a qualcuno che sa rendere le cose
impossibili possibili. Questo qualcuno ha un nome: è Gesù.
Ascolta quanto ti dice:
Se aveste fede quanto un granellino di senapa,
potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato
nel mare, ed esso vi ascolterebbe
È ovvio che l'immagine non va presa alla lettera. Gesù
non ha promesso ai discepoli un potere di fare miracoli
spettacolari per stupire la folla. Sradicare e trapiantare
nel mare è un'iperbole, cioè un modo di dire volutamente
esagerato, per inculcare nella mente dei discepoli il
concetto che alla fede nulla è impossibile.
Ogni miracolo infatti che Gesù ha operato, direttamente o
attraverso i suoi, è sempre stato fatto in funzione del
Regno di Dio o del Vangelo o della salvezza degli uomini.
Sradicare un gelso non servirebbe a questo.
Il paragone col "granellino di senapa" sta a indicare che
Gesù non ti domanda una fede più o meno grande, ma una
fede autentica. E la caratteristica della fede autentica è
quella di poggiare unicamente su Dio e non sulle tue
capacità. Se ti assale il dubbio o l'esitazione nella fede
significa che la tua fiducia in Dio non è ancora piena:
hai una fede debole e poco efficace, che fa ancora leva
sulle tue forze e sulla logica umana.
Chi invece si fida interamente di Dio, lascia che lui
stesso agisca e... a Dio niente è impossibile.
La fede che Gesù vuole dai discepoli è proprio
quell'atteggiamento pieno di fiducia che permette a Dio
stesso di manifestare la sua potenza. E questa fede non è
riservata a qualche persona eccezionale. Essa è possibile
e doverosa per tutti i credenti.
Se aveste fede quanto un granellino di senapa,
potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato
nel mare, ed esso vi ascolterebbe
Si pensa che Gesù abbia detto queste parole ai suoi
discepoli quando stava per inviarli in missione.
E' facile scoraggiarsi e spaventarsi quando si sa di
essere un piccolo gregge impreparato, senza talenti
particolari, di fronte a folle innumerevoli alle quali
bisogna portare la verità del Vangelo. E' facile perdersi
d'animo di fronte a gente che ha tutt'altri interessi che
il Regno di Dio. Sembra un compito impossibile.
E' allora che Gesù assicura i suoi che con la fede
"sradicheranno" l'indifferenza e il disinteresse del
mondo. Se avranno fede nulla sarà loro impossibile.
Questa frase può essere inoltre applicata a tutte le altre
circostanze della vita, purché siano in ordine al
progresso del Vangelo e alla salvezza delle persone. Alle
volte, di fronte a difficoltà insormontabili può nascere
la tentazione di non rivolgersi nemmeno a Dio. La logica
umana suggerisce: basta, tanto non serve. Ecco allora che
Gesù esorta a non scoraggiarsi e a rivolgersi a Dio con
fiducia. Egli, in un modo o nell'altro, esaudirà.
Così è successo a Lea. Erano trascorsi alcuni mesi dal
giorno in cui aveva affrontato, piena di speranza, il
nuovo lavoro in un paese straniero. Ma ora un senso di
sgomento e di solitudine le attanagliava l'anima. Sembrava
che tra lei e le altre ragazze con cui lavorava e viveva
si fosse eretta una barriera insormontabile.
Si sentiva isolata, straniera tra la gente che avrebbe
voluto soltanto servire con amore. Tutto dipendeva dal
dover parlare una lingua che non era né sua, né di chi
l'ascoltava. Le avevano detto che tutti parlavano il
francese e se l'era imparato, ma, venuta a contatto
diretto con quel popolo s'era accorta che studiava il
francese soltanto a scuola e in genere lo parlava
malvolentieri.
Tante volte aveva tentato di "sradicare" l'emarginazione
che la teneva lontana dalle altre, ma invano. Che poteva
fare per loro?
Vedeva ancora davanti a sé il volto della sua compagna
Marie pieno di tristezza. Quella sera si era ritirata
nella sua stanza senza toccar cibo. Lea aveva tentato di
seguirla, ma si era arrestata davanti alla porta della sua
camera, timida e titubante. Avrebbe voluto bussare... ma
quali parole usare per farsi intendere? Era rimasta lì per
qualche secondo, poi si era arresa ancora una volta.
La mattina dopo entrò in chiesa e si mise in fondo, fra le
ultime sedie, col viso tra le mani per non far scorgere ad
alcuno le lacrime. Era quello l'unico posto dove non
occorreva parlare un'altra lingua, dove non era neppure
necessario spiegarsi, perché c'era Qualcuno che capiva al
di là delle parole. Fu la certezza di quella comprensione
che la fece ardita, e chiese a Gesù: "Perché non posso
dividere con le altre ragazze la loro croce e dire quelle
parole che tu stesso mi hai fatto capire quando ti ho
trovato: che ogni dolore è amore?"
E stava lì quasi ad attendere una risposta da chi nella
vita le aveva illuminato ogni buio. Abbassò gli occhi sul
Vangelo di quel giorno e lesse: "Confidate - abbiate fede
- ho vinto il mondo" (cf Gv 16,33). Quelle parole scesero
come olio nell'anima di Lea, ed ebbe una grande pace.
Rientrando per la colazione si imbatté subito in Agnés, la
ragazza che badava all'ordine della casa. La salutò e la
seguì fino alla dispensa; poi, senza parlare, cominciò ad
aiutarla nel preparare la colazione.
La prima a scendere dalle stanze fu Marie. Veniva in
cucina a cercarsi il caffè, in fretta per non veder
nessuno. Ma lì si arrestò: la pace di Lea aveva toccato il
suo animo in modo più forte di qualunque parola.
Quella sera, sulla strada del ritorno verso casa, Marie
raggiunse Lea con la bicicletta e, sforzandosi di parlare
in modo a lei comprensibile, le sussurrò: "Non sono
necessarie le tue parole; oggi la tua vita mi ha detto:
'Ama anche tu!'"
La fede aveva vinto.
Se aveste fede quanto un granellino di senapa,
potreste dire a questo gelso: Sii sradicato e trapiantato
nel mare, ed esso vi ascolterebbe
Chiara Lubich
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